Tiziano Dall’Osso
Il primo ospedale pediatrico a Bologna risale al 1880, quando l’Opera Pia Sorbi Nicoli applicò le disposizioni testamentarie della famiglia per creare un ricovero che avesse la finalità di accogliere e curare le fanciulle di età 7-16 anni. L’otto novembre di quell’anno, il nuovo ospedale, intitolato alla B.V. Addolorata, detto “Ospedalino”, fu in grado di accogliere 7 fanciulle; era costituito da un medico, il dr. Marcellino Venturoli, un chirurgo, il dr. Gaetano Modonesi e tre suore della Congregazione delle Figlie di Carità. Già dai primi anni l’attività si allargò, tanto che, nel 1884, vennero ricoverate circa 70 fanciulle e l’amministrazione decise di cercare una sede più idonea, individuata in un edificio situato in via del Poggiale (ora via Nazario Sauro), disposto su due piani, con 22 letti, ampie finestre, un locale per gli infettivi e una sala operatoria. La casa era dotata di un ampio giardino. L’esperienza dell’Ospedalino, pur limitata a pazienti femmine e di età non inferiore a sette anni, fu utile per far capire agli amministratori della Salute Pubblica della città l’importanza di avere una struttura per poter accogliere pazienti in età pediatrica, fino ad allora ricoverati insieme ad adulti e anziani. All’interno dell’ospedale Sant’Orsola, venne trovata una collocazione per la Clinica Pediatrica, inaugurata nel 1899 e affidata al prof. Dante Cervesato (1850-1903), proveniente da Padova, dove insegnava già dal 1882. Il Decreto Reale del 21 dicembre 1899 lo autorizzava all’insegnamento della Pediatria. La prima sede della Clinica, ospitata nel palazzo principale del Sant’Orsola, al pianterreno, dove rimase fino al 1922, era limitata a due sale di corsia, poche stanzette, di cui una riservata ai lattanti e un laboratorio. Le storie dei due ospedali si intersecano, infatti i locali della Clinica Pediatrica non permettevano agli studenti di avere a disposizione un numero congruo di casi clinici da studiare, per questo il rettore, forte della legge 6972 che imponeva agli ospedali di lasciare a disposizione malati per l’insegnamento universitario, contattò gli amministratori dell’ospedale B.V. Addolorata, ma solo l’intervento diretto del prof. Cervesato permise di raggiungere un accordo. L’Opera Pia avrebbe mantenuto la sua autonomia e il professore avrebbe potuto condurre gli studenti ad osservare i casi clinici utili all’apprendimento della materia pediatrica. Cervesato, la cui fama di didatta e di scienziato era conosciuta in tutto l’ambiente, si attorniò di giovani medici che cercarono di apprenderne gli insegnamenti. Dante Cervesato, nel 1903, improvvisamente morì e, dopo un breve interinato affidato a Giovanni Berti, molto conosciuto a Bologna, venne sostituito da Carlo Comba (1870-1951), allievo del Lustig e del Mya a Firenze. Comba arrivò a Bologna giovanissimo e con grande entusiasmo si impegnò, proseguendo il lavoro di Cervesato, per far sì che anche Bologna avesse una clinica pediatrica importante, creò ambulatori e sezioni infettive, dedicandosi soprattutto alla difterite, che in quel periodo imperversava in città, promosse indagini scientifiche che si concretizzarono in numerose pubblicazioni, coinvolgendo i suoi assistenti. Nel 1911 lasciò la Clinica per tornare, da direttore, a Firenze, a sostituire il suo maestro Carlo Mya, ma prima si dedicò ai progetti per la costruzione di quella che diventerà la futura Clinica Pediatrica, l’ospedale Gozzadini. In attesa di individuare il nuovo direttore venne di nuovo affidato l’incarico a Giovanni Berti, che mantenne egregiamente la cattedra fino al 1915, riuscendo ad organizzare a Bologna l’VIII congresso della Società Italiana di Pediatria. Il successore, Carlo Francioni (1877-1929), arrivò a Bologna proprio in concomitanza con l’inizio della guerra e, in quel periodo così difficile, riuscì comunque a dirigere con autorevolezza la Clinica, aiutato dai suoi assistenti, tra cui il Pincherle, che poi ne ereditò la direzione. Nel 1923 finalmente la Clinica si trasferì nella nuova residenza: l’ospedale Gozzadini, il Francioni aiutato dal Pincherle, portò a termine il lavoro iniziato dal Cervesato e dal Comba per la realizzazione dell’ospedale pediatrico bolognese. Francioni rimase in carica ininterrottamente per 15 anni, fino alla sua dipartita, nel 1929. Tra le tante attività, sotto la sua direzione, oltre a consolidare il corso biennale per specialisti in Pediatria, fu aggiunto, sotto l’egida dell’O.N.M.I., un corso per specialisti in Puericultura. Dopo una breve reggenza, affidata al prof. Giovanni De Toni, aiuto dello stesso Francioni, nell’ottobre del 1929 la direzione della Clinica viene affidata a Maurizio Pincherle (1879-1949), nato a Pavia, ma laureato a Bologna, che in quel momento era direttore nella sua città natale. Pincherle, che aveva frequentato la clinica pediatrica di Vienna, era noto a livello internazionale e si occupò di immunologia e di endocrinologia. Nel 1938, in seguito alle leggi razziali, lui di origini ebraiche, venne allontanato dalla Clinica e sostituito da Gaetano Salvioli (1894-1982). Dopo la fine della guerra, nel 1945 gli venne riassegnata la cattedra, in condivisione con Salvioli, ma Pincherle, malato di Parkinson, chiese, in attesa di ristabilirsi, di essere sostituito dai suoi assistenti. La richiesta non venne accolta dal consiglio di facoltà così, estromesso di nuovo, lasciò suo malgrado la docenza allo stesso Salvioli, che la mantenne fino al 1963, al raggiungimento della pensione. Gaetano Salvioli, come i suoi predecessori, lasciò una traccia indelebile nella storia della Clinica. Nella sua lunga carriera si occupò di immunità tubercolare e studiò a fondo la profilassi attiva della malattia, mettendo a punto il Vaccino Diffondente Antitubercolare, conosciuto come V.D.S. (Vaccino Diffondente Salvioli), usato in Italia e all’estero, arrivando a fondare, presso la Clinica Pediatrica bolognese, il Centro Vaccino Profilattico Antitubercolare che, in quegli anni riuscì a vaccinare oltre il 90% della popolazione pediatrica locale, pur essendo la vaccinazione facoltativa. Negli anni ’40 diede il suo apporto allo studio della Poliomielite, sostenendo l’inesattezza del concetto di neurotropismo del virus ed enunciando invece la teoria di un virus epiteliale, poi sposata dallo stesso Sabin nell’allestimento del suo vaccino con virus vivi attenuati. Nello studio della malattia seppe unire la teoria alla pratica, costituendo un Centro Antipoliomielitico che negli anni permise di assistere circa 6.000 bambini, offrendo loro anche la terapia riabilitativa. Gaetano Salvioli istituì anche il “Centro Materno-Immaturi” presso il quale venivano ricoverati tutti i neonati patologici o che presentavano un basso peso neonatale o che erano nati prematuramente. L’inaugurazione avvenne in occasione del XXIII Congresso Italiano di Pediatria, che si tenne a Bologna nel 1966. In questo reparto furono collocate le prime “incubatrici”, che erano state donate dall’UNICEF e la denominazione di Centro Materno-immaturi voleva mettere in rilievo la necessità di mantenere inscindibile il legame madre-neonato, in controtendenza con le indicazioni in quegli anni seguite, cioè di mantenere un isolamento per i nati immaturi, onde evitare possibili infezioni. Teorie queste ultime, che non sono state convalidate nel tempo ed anzi ai giorni nostri i reparti di terapia intensiva neonatali sono aperti ai genitori: esistono inoltre le evidenze scientifiche del favorevole sviluppo psicofisico nei neonati allattati al seno materno. Tutto questo era stato intuito da Gaetano Salvioli. Scienziato e uomo profondamente religioso, mise le sue conoscenze al servizio del bambino.
Bibliografia
S. Arieti – L’Ospedalino, il primo ospedale pediatrico a Bologna – Pendragon, 2007
G.P. Salvioli – La Pediatria italiana fra cronaca e storia, suppl. RIP – Pacini ed. 1993
R.A. Bernabeo, G. D’Antuono – La scuola medica di Bologna – Firma libri, 1888
M. Pincherle – La Pediatria durante il 1° secolo di attività della SMC – SPR Bo, 1924
P. Piccinini – La Pediatria in Italia – Off. Grafiche Cordani Milano, 1937
AA.VV. – Scritti medici dedicati a Carlo Comba – L. Niccolai Firenze, 1929
M. Pincherle – L’opera di Carlo Francioni, da Riv. Di Clin Ped – L. Niccolai Firenze, 1930
D. Gotti – In ricordo di Gaetano Salvioli da Bullettino SMCB Bologna, 1984
L. Cataldi – La neonatologia in Italia: tra cronaca e storia – Roma, 2018