Tiziano Dall’Osso
Nel finire del XVIII secolo, a Bologna, un personaggio si appresta a lasciare un contributo importante nel panorama medico cittadino, è poco noto perché non proveniente da famiglia facoltosa, il suo nome è Domenico Antonio Mandini. Nasce a Bologna nel 1756, terzogenito di Giuseppe Mandini e Laura Minelli. Tutti e tre i figli hanno come primo nome Domenico, il primogenito è dottore in Teologia e priore parroco nella chiesa di S.Maria Maddalena a Bologna, nato nel 1750 e morto nel 1833. Il secondogenito, di cui ci occupiamo, Domenico Antonio, a 17 anni, viene ammesso al collegio Comelli dove compie il suo percorso di studi. Il collegio Comelli di Bologna, era nato nel 1665 (ed è tuttora funzionante), era ubicato in Strada Maggiore, fino al 1834, quando si trasferì in Galleria Cavour. Accoglieva giovani studenti i cui requisiti per entrare dovevano essere: cittadinanza a Bologna o residenza da almeno 10 anni; provenienza da famiglia con sani principi; attitudine agli studi superiori; referenze positive dai direttori degli istituti dai quali provengono. Il collegio, oltre a ospitare con vitto e alloggio 3/4 studenti ogni anno, assegnava una somma di 300 Lire bolognesi per il “Deposito del dottorato”. Il collegio, non aveva tra gli scopi quello di assistere famiglie impossibilitate a sostenere le spese per gli studi del figlio, quanto il favorire l’approccio alle nobili arti. Il collegio aveva regole molto rigide, gli studenti indossavano l’uniforme (toga) composta da una veste nera con lo stemma del collegio nella stola, il cappello montato (tricorno settecentesco) e le scarpe con fibbie. Domenico Antonio si laurea in Medicina e Filosofia nel 1781 e nello stesso anno sposa Rosa Ingrami che gli darà 4 figli. Dal 1790 è iscritto all’Accademia delle Scienze di Bologna. Dopo pochi anni dalla laurea, inizia a lavorare nell’ospedale Azzolini, gestito dalla parrocchia di S.Maria Maddalena che in quegli anni vede come priore il fratello Domenico. L’ospedale Azzolini, inaugurato nel 1705, nasce su volere del senatore Francesco Azzolini, per l’accoglienza e la cura dei poveri della parrocchia. Nel corso degli anni, grazie ai lasciti di alcuni facoltosi parrocchiani, l’ospedale si allarga e aumenta il numero dei letti disponibili. L’amministrazione, gestita dal priore parroco, può stipendiare un medico e un chirurgo, oltre all’infermiere. L’Azzolini, nato come piccolo ricovero per i parrocchiani, nel 1808, con l’unificazione degli ospedali di Bologna nel nuovo ospedale Maggiore, date le difficoltà logistiche di quest’ultimo, diventa Clinica Universitaria e tale rimane fino al 1869. I direttori delle Cliniche, utilizzano l’ospedale solo a scopo didattico e nei periodi di scuola degli studenti, ma l’attività precedente dell’Azzolini prosegue il suo corso e il Mandini inizia subito dopo la laurea a coadiuvare il medico strutturato, per diventare titolare dell’incarico nel 1814. Vi rimane fino al 1824, quando, stanco e malato, chiede ( e gli viene concesso) il pagamento delle mensilità, a titolo di pensione. Nonostante il lavoro in ospedale lo impegni molto, trova il tempo di scrivere due trattati, uno sull’Infanzia e uno sulla Vecchiezza, quest’ultima da lui definita la “seconda infanzia”. Il primo, per noi più importante, è dal Mandini definito “una guida pratica per madri e nutrici sull’allevamento dei bambini”. Il libro, stampato da Marsoner a Rimini nel 1805, si divide in 14 capitoli, la maggior parte dei quali dedicati alla cura del neonato e alle malattie più frequenti. Non mancano i dotti riferimenti a malattie che si pensavano, in quegli anni, ancora sconosciute, come il caso di un neonato che lui descrive privo delle ossa della calvarie, “caput membranaceum”, primo segno di un Osteogenesi imperfetta, malattia individuata solo più tardi, nel 1849 da Vrolich o di una Disostosi cleido-cranica, anche questa inquadrata dal punto di vista diagnostico solo alla fine del secolo. Nei capitoli successivi si occupa dell’allattamento, premettendo che, se il bambino è di peso normale, non bisogna dare surrogati del latte, in attesa della montata materna. Consiglia vivamente di utilizzare latte materno, citando statistiche che vedono più facilmente perire neonati affidati alle balie che allattati al seno della madre. Se poi ciò non è possibile, diventa fondamentale la ricerca di una balia che sia giovane e di buoni principi.
Il VI capitolo è dedicato al problema delle fasce, delle quali l’Autore si dichiara nemico:” Vedo purtroppo che le ragioni addotte a corregger l’uso delle fasce da pochissimi vorranno esser valutate, la forza del pregiudizio è grande. Non pochi scrittori di vaglia hanno cercato di persuadere il volgo in contrario su questo articolo. Ascoltatemi, o donne, non istringete l’innocente e debole corpicciuolo”. Il VII capitolo è dedicato al Vaiolo, malattia devastante nel secolo appena passato ma, attraverso la profilassi di Jenner e, da noi, di Sacco, non più così pericolosa, tanto che il Mandini inizia il capitolo con un tono di grande ottimismo: “Le timide madri affettuose riposino tranquille, non vedranno più i corpicciuoli dei bambini colla pelle rilevata da pustole confluenti e orrenda per croste saniose”. Nell’VIII l’Autore si dedica allo “Spoppamento”, termine per definire il graduale distacco del bambino dal seno, inteso come forma di nutrimento, partendo dai tre mesi con una farina dolce, per arrivare ai 7/8 mesi con l’introduzione di crostini di pane in brodo di pollo o vitella. Nei successivi capitoli si occupa di dentizione, vermi, convulsioni e malattie infettive, riportando concetti già citati da altri autori. Nel capitolo XIV parla di rachitide ed esclude che l’origine della patologia sia da attribuire, come sostengono i francesi, alla Sifilide dei genitori, supponendo invece che entri in causa una decisa acidità degli umori, incapaci di elaborare nella maniera giusta il nutrimento.
Parlando di terapia, condanna l’uso di salassi, sostenendo di avere buoni risultati con sostanze alcalinizzanti. L’ultimo capitolo, quello delle “riforme necessarie nel governo fisico e morale dell’infanzia” è una carrellata di suggerimenti, dettati da molto buon senso, sui corretti stili di vita, non solo del fanciullo, ma soprattutto dei genitori, anticipando di circa duecento anni le buone pratiche che oggi tutti noi consigliamo ai padri e alle madri che giungono nei nostri ambulatori.
Qualche anno prima, nel 1800, scrive il trattato sulla “Vecchiezza”, anche qui, più che un’enumerazione delle patologie tipiche dell’età, espone una serie di consigli su come affrontare al meglio lo scorrere inesorabile degli anni “…la durata della vita dell’uomo è fissata entro limiti prefissi, ed il volerla inoltrare al di là dei decreti di natura, è impresa vana, ardimentosa e impossibile ad effettuarsi”. Nel 1811 risponde pubblicamente a Madama MPB sui “ Danni cagionati all’umana salute dalla fatturazione del vino”. Nel 1819 scrive alcuni sonetti per le nozze dell’Avv. luigi Bassi.
La sua attività nell’ospedale Azzolini è documentata da un collega, il dr. Agostino Fantini in un opuscolo sull’ “Utilità dell’olio di Faggio a scopo medicamentoso”, nel quale asserisce, a rinforzo del concetto, che il Mandini lo usava in corsia per curare cistiti, febbre reumatica, tosse. Nel 1808 subisce il dramma della morte per malattia del figlio Domenico, di 22 anni, appena laureato in Giurisprudenza e nel novembre del 1827, malato da tempo, esala l’ultimo respiro, attorniato dalla moglie e dagli altri figli.
Bibliografia:
D.A.Mandini –L’ Infanzia – Tip. Marsonier, Rimini, 1805
D.A.Mandini – La Vecchiezza – Tip. Marsigli, Bologna, 1800
A.Fantini –Osservazioni sopra l’uso medico dell’olio di faggio nell’ospedale Azzolini del cittadino Domenico Antonio Mandini. In “ Dell’utilità della faggite e delle qualità e proprietà dell’olio di faggiuola”, Ed. Sassi, Bologna, 1803
D.A.Mandini – Lettera a madama MPB sulla domanda di danni cagionati all’umana salute dalla fatturazione del vino. Ed. Masetti, Bologna, 1811
M.Fanti – L’archivio generale arcivescovile di Bologna – Ammin. Eccl. Del cimitero comunale di Bologna,15/16 Ed. Costa, Bologna, 2015
A.Dallolio – Il collegio Comelli in Bologna – Ed. Zanichelli, Bologna, 1932 (Archivio storico, busta 67: alunni, ammissioni, fidejussioni.1768-1829)