La figura del protomedico nella sanità bolognese dei secoli scorsi

Tiziano Dall’Osso

La figura del Protomedico nasce a Bologna nei primi anni del ‘300, lo dimostrano alcuni antichissimi statuti della Compagnia degli Speziali che descrivono la presenza di “periti” e di “uffiziali” che visitavano le spezierie ed esaminavano i medicinali di maggiore importanza. In quei tempi era usanza, per molti medici, di essere aggregati agli speziali e non al Collegio di Medicina, questo si giustifica con la particolarità per molti di loro di gestire, oltre alla professione sanitaria, quella di una spezieria. Più avanti, nella seconda metà del secolo, i medici sempre più spesso si rifiutarono di partecipare alla Compagnia degli Speziali e, con la modifica degli Statuti, entrarono a far parte del Collegio di Medicina che, non limitò più il proprio impegno all’insegnamento ma allargò le competenze, occupandosi anche di sorveglianza e tutela del mondo sanitario.

Il Protomedicato, negli anni successivi, diventò una commissione nominata proprio dal Collegio di Medicina ogni due mesi, era composta da due medici più il Priore. La loro funzione era quella di tutela della professione medica e di controllo delle arti sanitarie minori, gli speziali come detto sopra, ma anche le comari o levatrici, i barbieri e i chirurghi.

Solo agli inizi del XVI secolo però lo Stato Pontificio, tramite Giulio II prima e Leone X poi, confermarono la revisione degli Statuti e il Protomedico iniziò ad esercitare le sue funzioni, che potrebbero, in linea generale, essere paragonate all’attuale Ordine dei Medici, anche se con maggiori funzioni di controllo sul territorio. Il medico più illustre che a Bologna esercitò quella funzione, fù Ulisse Aldrovandi, prima notaio e filosofo poi medico e naturalista. Svolse il suo incarico di Protomedico soprattutto dedicandosi al rinnovamento delle farmacie (spezierie), che  vivevano un periodo di grande confusione, distribuendo medicine alterate e pericolose. Allo scopo elaborò un Antidotario che doveva essere utilizzato dagli Speziali a garanzia del retto funzionamento delle Farmacie stesse. In quegli anni fu aspramente contestato proprio dagli Speziali che cercarono di allontanarlo dalle sue funzioni ma, anche per l’intervento dello Stato Pontificio, dopo due anni di controversie venne pienamente riabilitato.

Grazie alla personalità di Aldrovandi, la difesa della professione medica da abusivi e ciarlatani fu più efficace, il controllo sui barbieri e sui chirurghi, che spesso si sostituivano ai medici, non avendone le competenze, nell’esecuzione abusiva di salassi e curando ulcere e fratture, permise di smascherare gli imbroglioni comminando loro multe e sanzioni. Ma altrettanto efficace fu l’attenzione dei protomedici sul lavoro di una nuova figura nell’ambito dei paramedici, la comare, antesignana dell’odierna levatrice, anche in questo settore infatti l’improvvisazione e l’abusivismo imperversavano, le comari agivano sulle gravide e sui neonati, somministrando medicamenti pericolosi o dando consigli privi efficacia per il governo dei neonati, svolgevano poi pratiche atte a provocare l’aborto, spesso con conseguenze anche letali per la donna.

Dopo la morte di Aldrovandi, avvenuta nel 1605, i rapporti tra il Collegio di Medicina e i protomedici, non fu più improntato alla stima reciproca e questo si protrasse fino alla seconda metà del ‘700, quando vi fu un ritorno di collaborazione tra protomedici e Assunteria, dovuto anche all’emergere tra i primi di alcune personalità importanti tra cui quella di Luigi Galvani.

Altro compito assegnato dall’Assunteria, che era una sorta di commissione di sanità pubblica, ai protomedici, nel corso del secolo XVIII , era il controllo delle epidemie contagiose, adesso identificate come soprattutto virali, che colpivano le fasce più vulnerabili, gli anziani e i bambini, i medici dettavano regole di tipo igienico e profilattico. Avevano già intuito l’importanza della pulizia e delle norme igieniche per limitare il contagio.

Se nel complesso l’attività dei protomedici, nel corso dei secoli, ha svolto un servizio di grande utilità, dal punto di vista sanitario sulla popolazione, bisogna annotare un dato negativo a carico della corporazione, allorchè nella seconda metà del ‘700, affrontando il grave problema della Tubercolosi, i protomedici incaricati di denunciare i casi di malattia appena diagnosticati, sottovalutarono il problema, nella convinzione che la tbc non fosse un morbo contagioso. Era opinione corrente tra i medici che la ““tisichezza” fosse una sorta di “consummazione” che portava a consumare il corpo senza temere che vi fosse contagio. Bene fece, in questo caso l’Assunteria a imporre, in qualità di organo politico, ai medici, oltre ala denuncia dei casi, la sorveglianza sull’esecuzione degli “espurghi”, cioè la disinfezione di abiti e suppellettili appartenute ai malati, nonché il controllo che tali oggetti non entrassero in città. Tali pratiche, svolte su tutta la popolazione da parte delle autorità governative, potrebbero essere inquadrate come le basi di una prima Medicina Sociale.

BIBLIOGRAFIA

E.Rosa – Medicina e salute pubblica a Bologna nel sei e settecento- QCB, dic. 78

E.Rosa – L’Assunteria di sanità nella difesa della salute pubbl. a Bologna- ISB, nov. 80

A.Baldacci – Prime ricerche intorno all’opera di U.Aldrovandi…- Estr. 1913

E.Rosa – Medicina e igiene a Bologna- Estr. Il Carrobbio-1977

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