Cesare Taruffi, Scienziato e Patriota

Tiziano Dall’Osso

Cesare Taruffi nasce a Bologna il 27 marzo del 1821 e qui si laurea, prima in Chirurgia nel 1842 e poi in Medicina due anni dopo. La sua passione è proprio la Chirurgia e il suo primo lavoro è come assistente del prof. Francesco Rizzoli presso l’ospedale del Ricovero di mendicità. Il suo amor patrio lo porta ad arruolarsi nel primo battaglione civico in occasione dei moti del 1848 e lì viene nominato chirurgo maggiore della legione bolognese, impegnata nella difesa di Venezia e l’anno successivo in quella di Roma. Gli insuccessi militari non affievoliscono il suo patriottismo e, tornato a Bologna, stringe amicizie con scienziati e uomini politici come Giambattista Ercolani e Marco Minghetti, contribuendo al raggiungimento dell’indipendenza che avverrà un decennio dopo. Il suo spirito irredentista si ripercuote sulla sua carriera, quando il Governo pontificio si oppone alla sua nomina a primario chirurgo, infatti il suo sogno di giovane medico era quello di approcciarsi alla disciplina chirurgica. Non si lascia comunque avvilire dalle difficoltà e, nel 1859, accetta la cattedra di Anatomia Patologica presso l’Università di Bologna. Vi rimarrà per 35 anni, nei quali diventerà uno scienziato di fama mondiale. Quando Taruffi assume la cattedra, nel 1859, esisteva già un museo con reperti di materiale anatomopatologico che si chiamava Museo di Patologia. Lui ha il merito di renderlo grande. La sua fama era tale che da tutta Italia e anche dall’estero gli venivano inviati feti malformati da analizzare. Il reperto forse più conosciuto del Museo è il busto dell’acromegalico, dietro al quale vi è una storia curiosa: si tratta di un bottaio vissuto a Bologna nel settecento. In epoca napoleonica, Moreschi, Professore di Anatomia giunto da Milano, fece riesumare il bottaio è donò lo scheletro e lo stomaco essiccato oltre al busto in cera modellato da Pietro Sandri al Museo. Nel 1879 Taruffi studiò il reperto, affetto da un’ iperproduzione di ormone dell’accrescimento, dovuta ad una neoplasia dell’Ipofisi non ancora conosciuta,  ma non si accorse del segno tipico della neoplasia, la deformazione a palla della sella turcica. Sottopose il caso al noto patologo Rudolf Virchow ma anche lui non seppe diagnosticare la patologia!

Taruffi si appassiona alla materia tanto da considerare l’Anatomia patologica come essenza del sapere medico. Sostiene che: “ I patologi non vedono semplici modificazioni dei tessuti ma le malattie; i medici pratici debbono apprendere l’anatomia patologica e portarla con sé nella professione”.

Le sue lezioni di Anatomia patologica sono apprezzate dagli studenti che Taruffi coinvolge nello studio dei preparati attraverso la discussione e l’esposizione di figure e tabelle e in ciò si differenzia da chi lo aveva preceduto che si limitava alla lettura dei testi. Nel 1858 fonda un’importante rivista, la “Bibliografia Italiana delle Scienze Mediche”, coadiuvato dai professori Giovanni Brugnoli e Alfonso Corradi. Si tratta di una rassegna dei lavori pubblicati da studiosi italiani corredata da analisi critica. Nel portare avanti questo progetto probabilmente è stimolato dalla ricca biblioteca della Società Medica Chirurgica di cui era socio già dal 1851. E’autore di numerose pubblicazioni ma il lavoro che gli dà la fama di scienziato a livello internazionale è senz’altro la sua “Storia della Teratologia”. Un’opera monumentale, scritta nel corso degli anni che vanno dal 1881 al 1894 e composta da otto volumi. Cesare Taruffi dedica la dedica all’amico e collega Alfonso Corradi e, nonostante il titolo potrebbe far pensare ad un’opera sulla storia della Medicina, consiste invece in un vero e proprio trattato sulle “mostruosità”, il termine, che adesso verrebbe considerato perlomeno inopportuno, è invece per l’autore di uso comune per identificare il grande tema delle malformazioni, partendo dalle anomalie embrionali, fetali e della placenta per considerare poi tutte le età della vita.  Per apprezzare in pieno il valore dell’opera dobbiamo considerare che, fino a quel momento, le uniche opere sull’argomento erano quelle di Liceto, il De monstrorum causis, natura et differentiis,stampato a Padova nel 1611 e il volume che Bartolomeo Ambrosini pubblicò nel 1641 a Bologna, il De monstrorum historia, composto in gran parte sui manoscritti lasciati da Ulisse Aldrovandi. Taruffi mantiene l’insegnamento fino al 1893, quando su sua richiesta viene collocato a riposo con il titolo di Professore emerito. Da studioso quale era, possiede una biblioteca ricchissima di libri italiani e stranieri, che dona alla Università di Bologna. Mostra riconoscenza anche alla Società Medico-Chirurgica, di cui è il socio più anziano e della quale ricopre anche la carica di Presidente nel 1897 e 1898, lasciando i suoi averi allo scopo di migliorare la qualità delle pubblicazioni scientifiche della Società. Si spegne l’8 luglio del 1902.

BIBLIOGRAFIA

S.ARIETI, Taruffi Cesare in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 95, 2019

R.A.BERNABEO, Il Sant’Orsola di Bologna 1592/1992,Nuova Alfa Editoriale, Bologna 1992

T.DALL’OSSO, Sanità e Infanzia a Bologna, cinque secoli di storia, Edizioni Pendragon,Bologna 2023

L.MAZZOTTI, Necrologia di Cesare Taruffi,in Bull.Sc.Med. Ed. Gamberini e Parmeggiani, Bologna 1902

P.SCARANI, Cesare Taruffi: un teratologo dimenticato, Edizioni Centauro, Milano 2003, vol. 16

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